Dragon Ball Z
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Un picchiaduro che segna il passaggio della serie alla sesta generazione, ridefinendo la rappresentazione dell’universo di Dragon Ball attraverso il rendering 3D cinematografico. Il titolo dimostra la capacità tecnica della PlayStation 2 di replicare la coreografia frenetica e la portata drammatica dell’anime originale all’interno di una struttura di gioco solida.
Descrizione
Dragon Ball Z, noto internazionalmente come Dragon Ball Z: Budokai, ripercorre le saghe principali della serie Z, spaziando dall’arco dei Saiyan a quello di Namek fino agli Androidi. La modalità Storia sfrutta sequenze d’intermezzo in 3D in tempo reale per restituire i momenti cruciali dell’opera originale, come la prima trasformazione di Goku e lo scontro con Cell. Il titolo esplora tematiche quali il costante superamento dei propri limiti, il legame fraterno e la natura ciclica dei conflitti, in un contesto dove il destino del mondo è costantemente in bilico. L’atmosfera è caratterizzata da uno stile visivo in cel-shading vibrante e da un sistema di telecamere dinamiche che emula l’energia cinetica delle trasmissioni televisive. Questa uscita costituisce la pietra miliare della trilogia Budokai, stabilendo il canone per i picchiaduro arena in 3D su piattaforma PlayStation 2.
Il sistema di gioco introduce le “Capsule”, una meccanica che permette ai giocatori di equipaggiare tecniche, potenziamenti fisici e oggetti di supporto per personalizzare il set di mosse del proprio combattente. Un elemento tecnico di rilievo è la transizione tra il combattimento a terra e quello aereo, che consente di scagliare gli avversari attraverso elementi dello scenario o di dar vita a inseguimenti ad alta velocità. I comandi, basati sullo schema “P-K-G” (Pugno-Calcio-Guardia), premiano combo ritmiche e una gestione oculata dell’energia per l’esecuzione degli attacchi Ki. Con un roster di 23 personaggi, il titolo spinge il giocatore a sbloccare nuove abilità e capitoli narrativi partecipando al Torneo Mondiale. L’infrastruttura tecnica è degna di nota per l’utilizzo di modelli 3D che traducono fedelmente l’estetica di Akira Toriyama, mantenendo una fluidità costante anche durante gli scontri più concitati.
È stato il primo titolo in grado di trasporre fedelmente il respiro cinematografico dell’anime. All’epoca, la critica ne elogiò la qualità produttiva e la precisione filologica, osservando come il gioco riuscisse a nobilitare una serie che, pur essendo un classico consolidato nel mercato domestico, era ancora in fase di espansione in Occidente. La profondità del sistema di personalizzazione a capsule fu identificata come il pilastro della sua longevità, spingendo verso sessioni di gioco prolungate alla ricerca delle abilità più rare. Nonostante alcuni puristi dei picchiaduro ne abbiano sottolineato la semplificazione dei comandi rispetto alle controparti 2D tradizionali, il titolo è stato accolto come un omaggio sentito alla fanbase. Oggi viene ricordato come un capitolo fondamentale che ha modernizzato l’esperienza videoludica di Dragon Ball, fungendo da esempio di come un software su licenza possa sfruttare la potenza hardware per abbattere le barriere tra media differenti.
Scheda Tecnica
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