Dōbutsu Banchō
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Un’avventura d’azione surreale e cubista per GameCube in cui interpreterai una bestia geometrica che caccia, divora e muta per scalare la catena alimentare e abbattere il tirannico ‘Killer Cubivore’.
Descrizione
Tra i titoli pionieristici per GameCube, Dōbutsu Banchō nasce originariamente come progetto per Nintendo 64DD prima di approdare sulla console a 128 bit di Nintendo. Il gioco proietta il giocatore in una natura selvaggia astratta e cubista, dove ogni creatura, protagonista compreso, è composta da pannelli di ‘carne’ disposti attorno a un nucleo a forma di cubo. In occidente, il titolo è stato distribuito con il nome Cubivore: Survival of the Fittest.
Si inizia in una condizione di fragilità, dotati di un solo arto, per poi attaccare altri animali, strappare i loro arti e nutrirsi per rigenerarsi, assorbire i colori e innescare mutazioni. Colori e configurazioni differenti conferiscono nuove abilità: velocità, potenza di salto e forza d’attacco, per un totale di oltre 100 possibili forme evolutive. Immaginate un incrocio tra E.V.O.: Search for Eden e Seaman, ma con un ritmo decisamente più orientato all’azione. L’obiettivo è sopravvivere a più ‘generazioni’ di prole, ognuna più forte della precedente, fino a raggiungere la potenza necessaria per sfidare il Killer Cubivore e riportare la vita in una landa desolata.
Il gameplay fonde combattimenti strategici (lock-on, scatto, strappo e nutrimento) con un peculiare ciclo di selezione naturale. Il tono è di un fascino bizzarro, in perfetto equilibrio tra sfida di sopravvivenza e umorismo assurdo, mentre lo stile grafico, intenzionalmente primitivo e geometrico, gioca con il nome stesso del GameCube e il focus tematico sui cubi. Il sistema di mutazioni basato sullo smembramento e sui colori richiama le dinamiche di forza/debolezza dei tipi di Pokémon, unite alla semplicità rissosa di Power Stone o Custom Robo.
Il risultato è un ibrido che sfugge alle etichette di genere: parte action-brawler, parte simulatore di sopravvivenza e parte esperimento evolutivo, il tutto avvolto in un’estetica low-poly deliberatamente squadrata. Il titolo è una testimonianza tangibile dei progetti sperimentali del tardo periodo N64, portandosi dietro il DNA di titoli come Doshin the Giant (anch’esso portato su GameCube), caratterizzati da team ristretti, concetti elevati e un approccio visivo minimalista.
Scheda Tecnica
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