D no Shokutaku 2
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Un’avventura survival horror che fonde esplorazione in terza persona, indagini, fasi sparatutto e progressione ruolistica tra le distese selvagge del Canada. Distribuito su quattro GD-ROM, rappresenta una delle produzioni più stravaganti e ambiziose per Dreamcast, guidata dalla mano registica di Kenji Eno. Questa è l’edizione standard.
Descrizione
D no Shokutaku 2 (lett: La Tavola di D 2) segue le vicende di Laura Parton, sopravvissuta a un disastro aereo causato da terroristi e dal violento impatto di un meteorite nel nord del Canada. Laura si risveglia in una capanna isolata insieme a Kimberly Fox, priva di ricordi riguardo agli otto giorni successivi al crash, mentre gli altri passeggeri iniziano a mutare in grottesche creature vegetali. Il mistero si evolve rapidamente da lotta per la sopravvivenza in un incubo apocalittico intriso di simbolismo religioso e contaminazioni aliene. Sebbene commercializzato come seguito del D originale, il titolo mantiene il solo legame della protagonista, Laura, che qui appare come una ‘attrice digitale’ all’interno di una narrazione del tutto inedita.
Le lunghe sequenze cinematiche oscillano tra horror, melodramma e astrazioni filosofiche, conferendo al gelido scenario canadese un’atmosfera senza eguali su Dreamcast. Laura esplora distese innevate con una visuale in terza persona, muovendosi tra rifugi e stazioni, mentre incontri casuali attivano scontri a fuoco in prima persona. La gestione dell’arma si affida allo stick analogico, mentre i tasti frontali permettono di orientarsi rapidamente verso la minaccia; i nemici sconfitti forniscono esperienza per potenziare la salute. Il gioco mescola meccaniche eterogenee: il mitragliatore dispone di munizioni infinite, mentre il fucile da caccia permette di ottenere carne dalla fauna locale per il ripristino vitale. L’esplorazione degli interni adotta inquadrature fisse in prima persona, rallentando il ritmo in favore dell’osservazione. È inoltre possibile utilizzare una fotocamera, con gli scatti salvati direttamente sulla VMU.
Lo sviluppo iniziò originariamente per l’hardware M2 di Panasonic, per poi essere riscritto da zero da Kenji Eno per il Dreamcast. Seguendo l’impostazione già vista in Enemy Zero, Laura funge da icona ricorrente piuttosto che da personaggio con una continuità narrativa classica. Rispetto a Resident Evil Code: Veronica, il titolo risulta meno rifinito meccanicamente, ma indubbiamente più imprevedibile, capace di mutare genere per assecondare le pretese della sceneggiatura.
All’epoca, la critica fu divisa: se da un lato vennero lodati l’atmosfera, il comparto sonoro e la direzione visiva, dall’altro emersero critiche sulla ripetitività degli spostamenti, sulla precisione dei controlli e sulla natura frammentaria del gameplay. Oggi, l’opera viene rivalutata come un oggetto di culto per i collezionisti di horror d’autore, affascinati dalla sua natura sperimentale e dall’audacia visionaria di Eno.
Scheda Tecnica
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